C. SOCIALE

Negli ultimi anni abbiamo avviato un nuovo corso delle politiche sociali, trasformando il sistema di welfare in capo all’amministrazione, fatto di contributi ed assistenza, in un community welfare, basato sulla sussidiarietà e sulla sinergia fra tutti gli attori pubblici e privati, un welfare misto, fondato sull’etica della responsabilità e capace di mettere in rete tutti i tipi di risorse: da quelle private (fondazioni, imprese, terzo settore) a quelle pubbliche (ente locale, ambito, regione, fondi europei), da quelle umane e familiari a quelle organizzative e finanziarie. Una cultura e un modello di comunità solidale che supera, con sussidiarietà verticale ed orizzontale, il mero rapporto utente/amministrazione e chiede ai cittadini ed alle associazioni una partecipazione attiva, una continua rinegoziazione delle risorse ed il superamento delle autoreferenzialità.
L’attuale sistema di welfare italiano fatica a rispondere in modo adeguato ai cambiamenti della nostra società e a comprendere i relativi bisogni, sempre più multiproblematici e complessi. La crisi economico-finanziaria ha acuito la vulnerabilità delle persone e ha generato un impoverimento materiale e di prospettive di ampie fasce di popolazione – pensiamo al fenomeno delle nuove povertà, alla difficile condizione dei giovani e delle donne – ma ha anche determinato importanti conseguenze sul piano culturale e sociale, in quanto ha alimentato l’indebolimento dei legami e delle relazioni.
A questi problemi si somma l’impatto di imponenti trasformazioni sociali e demografiche di lungo periodo che necessitano di essere governate senza ritardi: in particolare l’invecchiamento della popolazione, il cambiamento della struttura della famiglia e l’irrompere nella nostra comunità di molte diverse culture.
Il contesto richiede pertanto risposte articolate, rese ancor più difficili dalle criticità storiche del sistema di protezione sociale italiano, da tempo al centro di proposte di riforma rimaste ad oggi incompiute. Il nuovo welfare deve contrastare una pericolosa tendenza culturale: la frammentazione delle responsabilità, delle risorse e degli interventi, la prevalenza di trasferimenti monetari spesso iniqui, l’approccio prevalentemente assistenzialista, il disallineamento di servizi e provvidenze rispetto a rischi e bisogni sociali.
Nonostante queste oggettive difficoltà negli anni 2014 -2019 abbiamo fatto un grande riordino dell’organizzazione interna dei servizi, più funzionale ad un’utenza complessa, modulando risposte puntuali a nuove fragilità, costruendo un senso d’appartenenza alla comunità e nuove progettualità con soggetti del terzo settore ed ottimizzando l’apporto del grande potenziale delle associazioni di volontariato, di promozione sociale, di categoria, sindacali e della cooperazione.
Abbiamo riordinato e rilanciato l’Ambito Territoriale Sociale che ha ripreso la sua attività con piena soddisfazione nostra e degli altri comuni grazie ai molti progetti che hanno ottenuto anche finanziamenti regionali ed europei.
Partendo dal lavoro già fatto nel prossimo quinquennio 2019-2024 ci proponiamo di consolidare i programmi di welfare comunitario, capaci di dare risposte più efficaci, efficienti ed eque e, al contempo, di innescare processi più partecipati, con il coinvolgimento della società e dei cittadini, e di rendere maggiormente incisiva, stabile e sostenibile l’innovazione prodotta.
Innovazione di servizi, processi e modelli per rispondere ai bisogni sociali in un’ottica di co-programmazione e co-produzione di risposte flessibili, personalizzate e multidimensionali, ottimizzando prestazioni già in essere e aprendo a nuove forme di socialità e mutualità, tramite l’aggregazione della domanda, la prevenzione del disagio e processi di autonomia e di inclusione sociale.
Intendiamo sviluppare una maggiore flessibilità dei processi di erogazione dei servizi, la cooperazione tra iniziative di welfare aziendale e sistema di welfare territoriale, il rinnovamento del sistema dei servizi, anche attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie capaci di rendere più efficace la risposta ai bisogni.
I progetti dovranno generare consenso e rinsaldare i legami tra le persone, stabilire nuove alleanze con il mondo del volontariato e stimolare i processi di riaggregazione sociale e di sviluppo di reti tra individui e famiglie, affinché la prima forma di tutela e di protezione venga proprio dal rafforzamento del tessuto delle comunità:
• realizzare nuove forme di alleanza pubblico/privato (profit e non profit), arricchendo il sistema di programmazione territoriale di attori “non convenzionali” del cosiddetto “secondo welfare” (aziende, associazioni di categoria, fondazioni private e di comunità, ecc.);
• integrare, ottimizzare e riorientare l’utilizzo delle risorse, evitando dispersioni, ma soprattutto attrarre nuove risorse, sia economiche, attraverso la raccolta fondi, sia umane e strumentali, attraverso la costruzione e la “manutenzione” di relazioni sociali nella comunità.
Intendiamo promuovere assetti di governance a “sussidiarietà circolare”, in cui tutti i soggetti siano riconosciuti attori del sistema e partecipino, attivamente e sulla base di nuove sinergie, alla pianificazione, alla progettazione, al finanziamento e alla realizzazione della rete dei servizi territoriali.
Il percorso già avviato a favore delle categorie fragili (disabili, minori, anziani, stranieri, ecc.) si articolerà in azioni rivolte a:

  1. Lotta alle povertà e politiche d’inclusione sociale, rispondendo più rapidamente ai bisogni primari delle famiglie in situazione di disagio economico, anche attraverso politiche del lavoro e di sviluppo che consentano alle aziende locali di riassumere e abbattere la disoccupazione.
  2. Stimolare la Regione ad investire di più nelle politiche abitative pubbliche, favorire nuovi progetti di housing sociale per avere una maggiore offerta di edilizia convenzionata, stimolare la proprietà immobiliare verso forme di affitto sostenibile in base al reddito.
  3. Abbattimento IMU al 10% per proprietari di appartamenti che affittano a canone concordato.
  4. Potenziamento servizi domiciliari per popolazione anziana con propria abitazione e realizzazione di strutture per persone sole che desiderano vivere insieme pur avendo la propria autonomia (modello nord europeo).
  5. Attivazione nuovi bonus e credit card per famiglie numerose e nuclei famigliari monoparentali (fondi del bilancio comunale e nuovi indirizzi regionali).
  6. Inserimenti lavorativi per disabili, in collaborazione con le imprese.
  7. Rilancio dell’impresa sociale e della cooperazione sociale attraverso nuovo regolamento per appalti riservati.
  8. Applicazione regolamento sui patti sociali con i quartieri per sgravio spese per il servizio idrico e la Tari.
  9. Sportello benessere per famiglie.
  10. Le Politiche d’Ambito avranno sempre maggiore centralità, garantendo l’abbattimento della spesa dei singoli comuni e l’aumento delle disponibilità per le nuove emergenze e per progetti innovativi, trasversali alle diverse fasce sociali.

Particolare attenzione intendiamo porre al tema delle disabilità attraverso un approccio nuovo che ci permette di passare dalle “politiche sociali” al “fare economia sociale”. “Al fare impresa in un altro modo”, proprio dell’economia sociale, dove la principale forza propulsiva non è la redditività economica, bensì la redditività sociale. Un concetto importante sia sotto il profilo simbolico, che per i risultati che si possono raggiungere. L’economia sociale, unendo redditività e solidarietà, svolge un ruolo importante, permettendo la creazione di posti di lavoro di qualità e il rafforzamento della coesione sociale, economica e territoriale, generando capitale sociale. Essa promuove la cittadinanza attiva, la solidarietà e una visione dell’economia fatta di valori democratici, che pone in primo piano le persone, lo sviluppo sostenibile e l’innovazione sociale.
Un impegno particolare poi intendiamo porre, attraverso un PEBA, nella rimozione di barriere architettoniche ancora presenti in alcuni luoghi di interesse pubblico, per eliminare le distanze, sia fisiche che mentali, garantendo così ad ogni persona la fruizione di spazi, esperienze, vita sociale e culturale. Dalle spiagge ai parchi, dai monumenti ai luoghi di intrattenimento, le barriere fisiche e mentali vanno abbattute, anche con una specifica formazione di operatori e cittadini. Avere una città realmente accessibile a tutti è certamente un valore aggiunto non solo a livello umano e sociale ma anche economico.
Riconosciamo il diritto delle donne alla libertà di vivere senza violenze e oppressioni. Non ci può essere una democrazia compiuta senza la libertà delle donne. Impegno dell’amministrazione sarà quello di tutelare questo diritto, sostenendo ogni iniziativa utile a far crescere una cultura paritaria e rispettosa delle differenze, a cominciare dai progetti educativi rivolti a ragazze e ragazzi, ai progetti di contrasto alla violenza e di sostegno ai centri antiviolenza, di diffusione della cultura di genere, di lotta agli stereotipi, di promozione del diritto alla identità sessuale e di genere, di contrasto all’omofobia e al bullismo omofobico.
Vogliamo inoltre una città che cresce accogliendo ed integrando chi arriva da noi, creando condizioni di serena convivenza, nel reciproco rispetto tra le diverse tradizioni e i diversi status sociali.
Fano è già una città plurale, per provenienza, lingua, religione, colore della pelle, ecc. Tutto questo rappresenta una ricchezza, un capitale umano da valorizzare, anche attraverso servizi di integrazione e coesione sociale che diano maggior forza a tutta la comunità.

Programma

In un momento storico, sociale ed economico in cui si accentuano le differenze e si ergono muri, noi intendiamo mettere in campo le intelligenze e la maturità di donne e uomini, pronti a impegnarsi nel servire e migliorare la nostra comunità, il nostro territorio e il paese in cui viviamo, decisi a lavorare per una città che amiamo, per renderla ancor più bella, aperta e accogliente, dinamica e operosa, intelligente e orientata al futuro, dove tutti possano stare meglio e cogliere opportunità di crescita personale e sociale.

A questo fine noi, partiti e liste civiche di centrosinistra – Partito Democratico, Noi Città, Noi Giovani, In Comune, Insieme è Meglio – ci uniamo per sostenere Massimo Seri come sindaco della città, in ragione dei risultati già raggiunti insieme negli ultimi cinque anni di governo e dei molti progetti messi in campo che intendiamo portare a compimento nei prossimi anni, aggiungendo nuovi obiettivi e traguardi, capaci di far crescere la città e portarla verso nuovi orizzonti.

Il documento programmatico disegna in modo chiaro gli obiettivi che ci poniamo e siamo certi di poterli conseguire perché la nostra coalizione, intorno ad un candidato sindaco capace e determinato, propone ai cittadini, per la loro valutazione e scelta alle prossime elezioni amministrative di maggio, un progetto chiaro di città ma anche un bel mix di persone con esperienza e di persone nuove, ricche di competenze e volontà di fare il bene della città, con coraggio e determinazione.

Intendiamo anche operare per mantenere sempre un clima civile e democratico, tenendo al centro i valori della persona, della partecipazione, della concordia, dell’ambiente, della cultura, del lavoro e della crescita. A questi valori si ispirano i grandi obiettivi che compongono il nostro programma e tutti i progetti e le azioni che abbiamo condiviso per conseguirli.

Il benessere della nostra comunità di persone è il nostro obiettivo strategico di mandato, politicamente rilevante e unificante, e mette insieme, ovviamente, temi importanti e intrecciati fra loro. Pensare e agire per il benessere del cittadino significa vincolarsi anche alla qualità del governo che la nostra coalizione intende darsi quale condizione necessaria nella propria azione quotidiana.